L’arte, la vita

Un quadro di Roberto Crippa, una bella pagina di pittura astratta piena di vita, come un’esplosione di fuochi artificiali, segna una sorta di ideale inizio del percorso con artisti e opere in cui il rapporto arte e vita – il grande tema filosofico e formale che a partire da Marcel Duchamp attraversa tutta l’arte contemporanea – è interpretato nel mondo più diretto, esplicito e senza mediazioni (di fatto è praticamente assente l’arte di carattere razionalista o concettuale, quella linea analitica dell’arte moderna raccontata da Filiberto Menna in un celebre libro e grande parte delle esperienze contemporanee).

Le scelte vanno dunque per quei lavori in cui l’immagine si forma a partire dall’esperienza e non è l’esito o la dimostrazione di una attività teorica elaborata ex-ante.

Sono esemplari in questo senso l’opera di Tano Festa, i coriandoli posati sulla tela sono, a tutti gli effetti, il segno di un evento; e quella di Mario Schifano, pittore della rapidità, dell’immediatezza, sempre all’inseguimento del segno successivo, dell’immagine che si deve ancora formare. Schifano è anche l’artista con cui il Collezionista ha forse l’affinità più intensa e, non a caso, in Schifano l’esperienza dell’arte è inseparabile dall’esperienza della vita.

Ecco allora che il titolo, L’arte fa vivere, assume densità di significato, vi si legge un approccio con le opere fondato su un rispecchiamento diretto, come una sorta di agnizione, e la necessità di trovare nelle opere una simmetria di energia e desiderio.

Per il Collezionista guardare (che è come fare) l’arte e vivere sono momenti intimamente, inestricabilmente connessi. Centrale è, quindi, il rapporto diretto, non mediato, tra arte e vita. Si capisce allora la presenza in mostra di tre lavori, tanto rari quanto emozionanti, di Gino De Dominicis, tra gli artisti più difficili, elusivi e sfidanti del secondo Novecento, un artista che ha fatto della sua stessa vita un’opera d’arte. Come del resto ha fatto Luigi Ontani – che addirittura presenta se stesso come opera d’arte – in mostra con un affascinante mascherone “indonesiano”. E Pino Pascali, il grande giocoliere, di cui si possono ammirare due preziosi piccoli lavori, l’esempio di un approccio all’arte in cui la poesia è inscindibile dall’esperienza – cos’è il gioco se non vita trasformata in invenzione, in poesia? 

È rilevante la presenza di quadri della Transavanguardia, un momento straordinario dell’arte italiana che ha segnato il ritorno alla pittura di narrazione e sensazione; al protagonismo dello sguardo; all’esperienza del fare arte, alla vita appunto, dopo vent’anni di “quaresima concettuale” – cit. Achille Bonito Oliva.

Sono opere che raccontano di un momento vissuto molto vicino ai protagonisti, per prossimità anagrafica e per affinità emotiva e culturale: due quadri di Mimmo Paladino, poi lavori estremamente emblematici di Sandro Chia, Nicola De Maria e Enzo Cucchi, presente con un piccolo quadro che è un distillato di tutti i motivi poetici del movimento, e quattro grandi carte – tanto magnetiche quanto misteriose – eseguite al carboncino.

La scena italiana degli anni Ottanta e Novanta non si esaurisce con la Transavanguardia: il quadro di Gianmarco Montesano; i cento disegni, una specie di tour de force grafico, di Alessandro Pessoli, opere scelte tra le molte possibili, sono anche il documento e la dimostrazione di una ricchezza che tendiamo a sottostimare, segno di un provincialismo che accompagna la cultura italiana da qualche tempo.

A chiudere il palinsesto troviamo due opere, tra le molte a disposizione, di artisti internazionali che danno il segno dell’evoluzione e della coerenza della collezione.

Una scultura degli anni Novanta di Tom Sachs, un’opera in cui il rapporto diretto con lo sguardo dello spettatore è portato al massimo grado: la simulazione di un fucile, forse un giocattolo, è un oggetto riconoscibile senza necessità di spiegazioni, tuttavia ci si rende immediatamente conto che decostruzione e disvelamento fanno parte di un unico movimento e un festoso quadro Chéri Samba, per portarci in un mondo lontano, pieno di arte e di vita, e di vita che vive nell’arte, come quella del nostro anonimo Collezionista.